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PROCURA DI AQUILA ACCUSA COMMISSIONE GRANDE RISCHI: "SAPEVANO DEL TERREMOTO E NON HANNO AVVERTITO"

Venerdì 04 Giugno 2010, 10.07 - Sapevano che ci sarebbe stato un devastante terremoto e non hanno avvertito i cittadini? Questo il dubbio che potremmo avere nel leggere le accuse della Procura dell’Aquila contro i vertici della Commissione grandi rischi. Tra loro autorità scientifiche come Boschi e Barberi e il vice di Bertolaso. Accusati più o meno di non aver evacuato per tempo L’Aquila. Peccato però che i terremoti non si possono prevedere. Lo affermano tutte le autorità accademiche mondiali. La conferma arriva dagli Usa dove è in corso un vertice dei maggiori esperti.
Naturale che nella popolazione si cerchino sempre responsabilità. È un sentimento di ribellione, una reazione al dolore immenso di chi ha perso persone care, ha visto distrutta la casa, cancellata la propria città. E non vuole accettare la casualità. È più natutale accusare qualcuno. Ma ci può essere una ricerca di colpevoli per costruzioni inadeguate, come per la Casa dello studente. Prendersela con gli scienziati perché non hanno saputo prevenire può essere una legittima reazione popolare, non certo della magistratura che avrebbe il dovere di muoversi con buon senso e cautela. (Continua...)
E rispondono a questi requisiti le parole del procuratore dell’Aquila, Alfredo Rossini, che parla del mancato avviso sulla necessità di abbandonare le case. Insomma gli scienziati avrebbero dovuto dare l’ordine di evacuare le città. Quali? L’Aquila, certo. E Sulmona e Avezzano? E quante altre ancora. Ha buon gioco la Protezione civile a replicare che se si dovesse dar retta ai magistrati abruzzesi allora andrebbero subito evacuate Bologna, Isernia e tanti comuni del Reatino dove è presente uno sciame sismico. Già, tutti in tenda. Poi nei prossimi giorni, in un Paese come l’Italia, il cui territorio è in gran parte sismico, chissà quante altre città andrebbero svuotate. Fabbriche e scuole chiuse. Ma in tenda dovrebbe vivere l’intero Giappone, oppure la California dove tutti sanno che domani o fra cento anni ci sarà un terremoto devastante.
Ma proprio dagli esperti internazionali riuniti negli Usa arriva la constatazione che la scienza non sa prevedere il sisma e il pericolo da evitare è quello di produrre una serie infinita di falsi allarmi. Il problema è qui. È saggio chi grida in continuazione spargendo il terrore o chi si assume le proprie responsabilità? Qualche tempo fa alcune autorità pubbliche furono messe sotto accusa per aver sottovalutato una forte ondata di maltempo. Nei mesi successivi all’affacciarsi di una nube tutti, prefetture e comuni lanciavano allarmi meteo. A quale scopo? Più che uscire con l’ombrello e chiudere bene le finestre di casa, cosa avrebbero potuto fare i cittadini? Niente. Avvisi spesso inutili ma che salvavano la coscienza a chi lanciava l’allarme: noi avevamo avvertito. È quello il modo corretto di agire o è solo uno scarico di responsabilità. Quel comitato non è riuscito a prevedere il terremoto dell’Aquila. Non è riuscito come non ci sarebbero riusciti altri esperti mondiali.
Si vuole offrire alla popolazione un capro espiatorio? In questo modo si calpesta la scienza e si sviliscono le competenze degli scienziati. Forse è un modo anche questo per demolire la Protezione civile? Ci sono anche finalità politiche? Ci auguriamo che non sia così. Un conto sono le indagini su eventuali abusi, su persone che possono aver commesso reati, un conto è mettere in discussione tutta la struttura tecnica di protezione civile di questo Paese. Occorre saper distinguere. E la magistratura ha il dovere di farlo. Indaghi su quel che le compete, ma per favore non metta sotto processo anche la scienza, non pretenda di insegnare il mestiere a chi, da una vita, si dedica a studiare fenomeni complessi in sintonia con tutti i massimi organismi mondiali.
La tentazione di uscire dal proprio campo in cerca di consensi popolari può essere forte. Ma la magistratura ha il dovere di resistere. E soprattutto non può scaricare la responsabilità di quella tragedia su degli uomini che si sono assunti l’ingrato compito di cercare di capire la Natura. Accettiamo il fatto che ancora non ci sono riusciti. Questi non sono i soliti furboni, sono solo studiosi.
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